Bozza predisposta da Fabio Pistella.

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1. Temi da affrontare

La situazione geopolitica con i suoi rivolti socio economici presenta uno scenario complesso che impone la mobilitazione dei soggetti collettivi che hanno la possibilità di offrire contributi – di analisi, di proposta e di sensibilizzazione – potenzialmente utili anche con un approccio originale rispetto agli schemi continuistici prevalenti.

Il rischio di continuismo si annida anche in espressioni apparentemente di rottura come l’abusato termine Transizione che in realtà avrebbe senso operativo solo in presenza di due condizioni che purtroppo non rispecchiano la situazione attuale vale a dire la perfetta conoscenza dello stato di partenza e una definizione dettagliata della configurazione di arrivo. Purtroppo il quadro non è deterministico come sarebbe necessario per poter parlare di transizione.

Siamo di fronte alla necessitò di trovare un nuovo equilibrio dinamico in condizioni di incertezza caratterizzato da elevate caratteristiche di flessibilità e capacità di adattamento a un divenire difficilmente prevedibile. Lo stesso equivoco è generato dall’uso, anzi dall’abuso del termine Resilienza che evoca una sorta di valorizzazione e nostalgia del passato e ancor più propone una risposta responsiva al cambiamento, considerato ineluttabile e rigido nei contenuti; va invece adottatala volontà di coglierne le opportunità e soprattutto di contribuire a determinarlo questo cambiamento a dimostrazione dell’impercorribilità (a parte la desiderabilità) di una restaurazione, ancorché rivisitata, basterebbe approfondire il quadro geopolitico.

Dopo decenni di una globalizzazione troppo veloce e mal gestita gli equilibri attesi dopo la caduta del sistema sovietico sono saltati. Il concetto di atlantismo è in discussione (vedi nuovo assetto finanziario Nato e tempesta dazi tra Paesi Nato); la Russia ha confermato la sua volontà neo imperialista e abbandonato la pur timida ipotesi di un rapporto di partenariato costruttivo con l’Europea. La UE non ha mantenuto le aspettative di un vero stato federale e si dimostra monca (moneta unica, ma politiche fiscali, politiche economico-sociali distinte se non conflittuali) e – ripiegata su minuzie regolamentari più repressive che stimolanti – sta riducendo ulteriormente il suo già contenuto peso nello scacchiere internazionale anche per il condizionamento derivante da un allargamento precipitoso ad Est che ha dato ben più problemi che soluzioni. A queste rivolgimenti a livello del continente UE si aggiungono quattro questioni veramente globali.

A. Il nuovo ruolo della Cina, player possente sul piano industriale e commerciale con volontà di ruolo decisivo a livello internazionale difficile da contrastare; da non sottovalutare la dinamica India che pur con le inevitabili differenze si appresta a diventare una nuova Cina; di rilievo il ruolo di altri Paesi del Sud Est asiatico a cominciare dalla Corea (e non solo) con peso crescente in attività industriali anche high tech.

B. I paesi emergenti con le loro tensioni di politica interna, le loro emergenze energetiche e alimentari e le loro aspettative di crescita non solo economica; è una questione che è irrealistico pensare possa essere risolta con l’immigrazione nei Paesi sviluppati, l’accoglienza, l’integrazione; è indispensabile che i Paesi del cosiddetto Nord del mondo intervengano opportunamente per lo sviluppo dei Paesi emergenti, con modalità benefiche per entrambe le parti; questo è l’unico approccio con qualche prospettiva di successo

C. È stata trascurata finora in Occidente la questione demografica nei suoi contrapposti risvolti fra Nord e Sud del mondo è stata trascurata in Occidente dove c’è chi parla di glaciazione demografia dopo cinquant’anni di allarme per la crescita demografica globale senza capire che il quadro era diversificato trai diversi continenti. In Occidente il calo demografico aggrava lo squilibrio strutturale: se l’occupazione inizia a vent’anni e il periodo di lavoro cessa a 65 anni con un’aspettativa di vita superiore agli ottant’anni, 45 anni di contributi debbono dar luogo a oltre 15 anni di pensione. Ovviamente la riduzione della percentuale di occupati il precariato e/o il tardivo ingresso nel mondo del lavoro aggravano ulteriormente i conti economico-finanziari.

Un’altra problematica socioeconomica è l’assottigliamento della classe media che era stata finora in condizioni economiche serene e l’aumento della quota di classe lavoratrice che sopravvive con difficoltà crescenti fino alla situazione di working poor. Occasioni di lavoro giovanile, anche parziale, e attività remunerate ausiliarie part time durante il trattamento pensionistico potrebbero attenuare gli squilibri. Essendo questo il quadro pensare che per l’UE la terapia sia la resilienza e insistere su un green deal fortemente penalizzante sul piano socio economico (in particolare per le attività manifatturiere) a fronte di emissioni climalteranti dell’UE al di sotto dell’8 % del totale appaiono scelte del tutto irrealistiche. Le indicazioni formulate da Draghi nel suo ultimo rapporto sono fra le poche indicazioni adeguate alla serietà della situazione L’UE dovrà accelerare il processo di integrazione o subire un ulteriore confinamento ai margini del processo decisionale e della competizione sulle vere questioni che sono lo sviluppo tecnologico e il relativo posizionamento sulle grandi sfide quali energia, ambiente, tecnologie ICT, controllo dell’informazione, cyber security e in misura crescente la diffusione dell’uso dell’IA.

L’Italia dovrà fare la sua parte non solo come attuatore delle scelte adottate in sede UE, ma anche come Paese propositore e promotore delle scelte più convenienti e coerenti con il disegno generale e con le proprie specificità. Occorrono nuove capacità di lettura non convenzionale del quadro attuale e nuovi approcci alla soluzione dei problemi: non è proficuo affrontare nel solito modo le difficoltà lette nel solito modo

2. Le metodiche per uscire dall’impasse che l’UE sta rischiando

La principale innovazione da adottare è il rovesciamento della sequenza offerta – domanda. Prevalentemente ora si definisce un prodotto (sia un oggetto sia un servizio) e si cerca una domanda per quel prodotto e se non c’è si cerca di promuoverla. La situazione impone una sequenza inversa: si parte da una ricognizione di bisogni insoddisfatti (o quanto meno di aspirazioni che sono peraltro una tipologia di bisogni voluti e non subiti) e si costruiscono e si offrono soluzioni. la tipologia di azione è sempre quella di creare beni o servizi, ma che nascono come soluzioni di una problematica esistente piuttosto che lanciare qualcosa che non si sa ancora se serve (o a che serve).

Il punto chiave è che i bisogni reali (quali salute ambiente sicurezza istruzione previdenza) nell’attuale situazione sono spesso collettivi e per essere soddisfatti richiedono un intervento pubblico più o meno pronunciato (sia esso solo normativo o finanziario o anche di operatività pubblica diretta), intervento quasi sempre insostituibile. Ne nasce la necessità di un partenariato pubblico privato e inoltre frequentemente la soluzione richiede un apporto di una pluralità di soggetti differenziati in una costellazione di ruoli sinergici. È elevata la probabilità che questioni decisive per lo sviluppo socio economico del Paese richiedano una risposta sinergica di una pluralità di soggetti economici e sociali che dovranno trovare punti di incontro e convergenza superando una diffusa logica di sterile contrapposizione.

Decisiva sarà la capacità di operare attraverso reti sinergiche non necessariamente composte da soggetti omogenei; al contrario, maggiori probabilità di successo potranno corrispondere ad aggregazioni (reti d’impresa, ma non solo) che condividono uno o più obiettivo e sono composte da soggetti con visione, interessi e capacità complementari. In questo quadro può tornare ad essere vitale la dimensione territoriale attualmente orientata verso una ripetizione su piccola scala, poco proficua, di letture e proposizioni che in realtà hanno dimensioni nazionali o addirittura continentali, anzi globali. Nella selezione degli obiettivi saranno decisivi tre accorgimenti:

A. equilibrare il peso dell’attrattività delle proposte con quello della loro percorribilità (meglio conseguire un obiettivo contenuto, ma fattibile che perseguire interventi che lasciano intravvedere grandi risultati, ma hanno nella realtà difficoltà insormontabili);

B. nel processo decisionale, differenziare il ruolo degli esperti da quello dei politici: i primi dovranno produrre analisi di scenari alternativi individuando strumenti e risorse necessarie oltre che i benefici attesi, in una logica che si potrebbe chiamare di what if, astenendosi da pronunciamenti rigidi sulle effettive scelte conseguenti; i politici avranno il diritto dovere della scelta alla luce di visioni appunto politiche sul fronte socio economico, evitando di considerarsi come esperti in grado di valutare situazioni complesse non basandosi su quanto emerge da approfondimenti professionali, una presunzione demiurgica spesso catastrofica; c. priorità dovrà essere dedicata alla rimozione di impedimenti trasversali che impediscono il decollo reale di praticamente tutti i settori produttivi (ne sono esempi la bassa produttività e il ginepraio burocratico del sistema amministrativo, basato sulla compliance procedurale e poco impegnato sulla performance e più in generale sull’accountability).

La disponibilità delle nuove tecnologie deve essere colta come un’opportunità evitando valutazioni e comportamenti che la intendono come una minaccia. Nel contempo va evitata la overconfindence in presunte potenzialità taumaturgiche della digitalizzazione nel senso che se un procedimento è inadeguato la sua digitalizzazione non ne migliorerà automaticamente le prestazioni (occorre una preventiva azione di reingegnerizzazione dei processi). Le stesse considerazioni si applicano all’impiego dell’Intelligenza Artificiale uno strumento che potrà dare risultati molto significativi, ma al quale dovranno essere conferite funzioni istruttorie e non decisionali (l’approccio all’automazione definito “a catena aperta” cioè con una decisione finale dell’uomo, preceduta da una minuziosa prescrizione allo strumento su fonti da consultare, meccanismi di inferenza, vincoli da rispettare; una delega totale potrebbe avere effetti disastrosi.

È un prerequisito la piena trasparenza di base dati, regole, addestramenti ed esperienze che ogni strumento di IA ha attraversato, (in analogia con i concetti di CV e di iscrizione all’Albo in vigore per i professionisti). La documentazione dovrà essere accessibile in modo qualificato e sistematicamente aggiornata (p. e. attraverso la block chain). Allo stato non mancano i fraintendimenti al riguardo e si diffondono convinzioni sulla natura quasi esistenziale di una realtà alternativa all’uomo e intrinsecamente fuori dal suo controllo. Quello che sarà l’Intelligenza Artificiale dipende solo da come si comporterà l’uomo nei confronti di questi strumento. Superamento della paralisi generata da una inadeguata gestione del trilemma cultura, tecnologia, finanza: un intreccio considerato inestricabile e spesso trascurato che sarebbe invece facile dipanare mettendo a frutto la multidimensionalità. Va costruita una sinergia riconoscendole rispettive capacità di contributo. Due esempi specifici ma rappresentativi del quadro generale:

A. l’annoso sterile conflitto tra le due culture (quella umanistica e quella scientifico tecnologico ancora percepite come alternative se non addirittura conflittuali mentre sarebbe proficuo coglierne le opportunità di integrazione e complementarietà):

B. Finanza, Tecnologia e Capitale umano sono ingredienti indispensabili e inscindibili per il successo di iniziative di sviluppo. Al riguardo, dovrebbe essere ormai acquisito che la sostenibilità ha senso solo se alla sostenibilità ambientale si associano anche quella economica (requisito per la disponibilità di risorse finanziarie) e quella sociale (requisito per il consenso).

Una falsa convinzione da superare è che la risorsa scarsa sia quella finanziaria e che questa scarsità, in particolare nel contesto italiano, sia un freno allo sviluppo. In realtà non esiste risorsa più internazionale, anzi transnazionale, del capitale che è mobilissimo e accessibile senza difficoltà per proposte di investimento in grado di dimostrare consistenti probabilità di ritorni economici. La risorsa veramente scarsa è la capacitò di formulare convincenti proposte progettuali su basi realistiche e in grado di corrispondere a bisogni effettivi, come sopra accennato. Un altro equivoco legato alla questione dello sviluppo è la residua concezione che sia caratterizzato da dati quantitativi: questo è solo parzialmente vero ed è indispensabile sottolineare la dimensione qualitativa che è legata al grado di soddisfacimento di bisogni, aspirazioni aspettative, inclusi i risvolti etici, al quale è stato fatto più volte riferimento.

Nella società della comunicazione sono decisivi per il successo di un’iniziativa gli elementi distintivi ai fini della trasmissibilità e della comprensibilità del messaggio e ancor più quelli mirati a stimolare il consenso, l’approvazione e la partecipazione Il sistema imprenditoriale italiano non è molto sensibile a questa circostanza e ancor meno lo è il sistema della Pubblica Amministrazione. Il rilancio del sistema socio economico nazionale è condizionato anche dall’attenzione rivolta a questi aspetti Importanza del Branding La percorribilità delle azioni proposte è condizionata da un incisivo ridisegno del sistema formativo e della ricerca ai vari livelli.

Occorre: costruire un ecosistema della conoscenza aperto e interconnesso, in un orizzonte che supera i confini disciplinari e istituzionali; promuovere la ricerca come motore di innovazione sociale e culturale; favorire l’incontro tra scienza, arte e impresa per generare valore condiviso; potenziare la formazione come leva di crescita e inclusione (La formazione non è solo trasmissione di competenze)

3. Strumenti per sviluppare il ruolo della Fondazione

  • Libri Bianchi di Analisi dell’esistente, Foresight, Proposta
  • Convegni, meglio se appoggiati da un parlamentare in sede prestigiosa
  • Sito di comunicazione, rassegna, dibattito
  • Alleanza con soggetti analoghi a livello nazionale e internazionale
  • Promuovere formazione di reti

Riferimenti

F. PISTELLA – Crisi economica, sociale ed ambientale: analisi e proposte. Consulenti & Impresa, dicembre 2024

F. PISTELLA – Garanzie nell’uso di agenti di Intelligenza Artificiale, Convegno Le due culture. Biogem settembre 2025

F. PISTELLA – Un nuovo approccio al grande tema del dialogo tra le due culture. Il punto di vista di uno strumento di Intelligenza Artificiale: CHAT Gpt. Ottobre 2025

F. PISTELLA – Le interazioni fra i flussi di informazione e i processi decisionali: dalle fake news alle armi di distrazione di massa, al bias cognitivo, al ruolo dei media e delle élite marzo 2019